Marx

I pilastri del pensiero moderno

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È necessario parlare di “nemici” della fede, perché la vita della fede è una vera guerra. Così dicono tutti i profeti, gli apostoli, i martiri e anche Nostro Signore.
Eppure, cerchiamo sempre di evitare di parlare di nemici. Perché?
In parte a causa della nostra paura di confondere i nemici spirituali con quelli materiali, di odiare il peccatore insieme al peccato, di dimenticare che “il nostro combattimento non è contro sangue e carne, ma contro i principati, le potestà, i dominatori di questo mondo di tenebre, gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti” (Ef. 6:12)
Ma quella paura oggi è più infondata che mai. Non c’è epoca che sia stata più diffidente nei confronti del militarismo e terrorizzata dagli orrori della guerra della nostra. E nessuna epoca è stata mai così incline a confondere il peccato con il peccatore, non odiando il peccatore insieme al peccato, ma amando il peccato insieme al peccatore. Usiamo spesso la parola “compassione” come equivalente del relativismo morale.
E siamo morbidi. Non ci piace combattere, perché combattere è sinonimo di sofferenza e sacrificio. La guerra potrebbe non essere un inferno, ma è maledettamente scomoda. E in ogni caso non siamo sicuri che ci sia qualcosa per cui valga la pena combattere. Forse ci manca il coraggio perché ci manca un motivo per essere coraggiosi.
Questo è il modo in cui pensiamo da moderni, ma non da cattolici. Da cattolici sappiamo che la vita è una guerra spirituale, e che ci sono nemici spirituali. Una volta ammesso questo, il passo successivo è inevitabile. In guerra è necessario conoscere il proprio nemico. Altrimenti le sue spie passano inosservate. Questa serie è dedicata alla conoscenza dei nostri nemici spirituali nella lotta per il cuore moderno. Discuteremo sei filosofi moderni che hanno avuto un enorme impatto sulla nostra vita quotidiana. E che hanno fatto grandi danni alla mente cristiana.
Questi i nomi: Machiavelli, l’inventore della “nuova morale”; Kant, che ha reso la verità soggettiva; Nietzsche, l’autoproclamato Anti-Cristo; Freud, il fondatore della “rivoluzione sessuale”; Marx, il finto Mosè delle masse; e Sartre, l’apostolo dell’assurdità.
Niccolò Machiavelli (1496-1527) è stato il fondatore della filosofia politica e sociale moderna, ed è difficile trovare nella storia del pensiero una rivoluzione più totale. Machiavelli era consapevole del suo estremismo. Ha paragonato il suo lavoro a quello di Colombo in quanto scopritore di un nuovo mondo e a quello di Mosè in quanto guida di un nuovo popolo eletto che sarebbe uscito dalla schiavitù delle idee morali per entrare in una nuova terra promessa di potere e praticità.
La rivoluzione di Machiavelli può essere riassunta in sei punti.
Per tutti i filosofi sociali precedenti, l’obiettivo della vita politica era la virtù. Si pensava che una buona società fosse quella in cui le persone sono buone. Prima di Machiavelli non c’era mai stato un “doppio standard” tra bontà individuale e sociale. Con lui, la politica non è più l’arte del bene, ma diventa l’arte del possibile. La sua influenza su questo punto è stata enorme. Tutti i principali filosofi sociali e politici (Hobbes, Locke, Rousseau, Mill, Kant, Hegel, Marx, Nietzsche, Dewey) hanno poi bocciato l’idea della virtù, proprio quando Machiavelli aveva abbassato lo stendardo e quasi tutti iniziavano a rendere omaggio alla bandiera appena issata.
Machiavelli sosteneva che i valori tradizionali erano come stelle: bellissime ma troppo distanti per gettare una luce utile sul nostro cammino terreno. Piuttosto abbiamo bisogno di lanterne artificiali; in altre parole, di obiettivi raggiungibili. Dobbiamo appigliarci alla terra, non al cielo, a ciò che l’uomo e le società fanno, non a ciò che dovrebbero fare.
L’essenza della rivoluzione di Machiavelli era il giudizio dell’ideale sulla base del reale piuttosto che il reale sulla base dell’ideale. Credeva che un ideale sia buono solo se è pratico: per questo Machiavelli è il padre del pragmatismo. Non solo "il fine giustifica i mezzi” - qualunque mezzo che funzioni - ma i mezzi giustificano il fine, nel senso che vale la pena perseguire un fine solo se ci sono i mezzi pratici per raggiungerlo. In altre parole il nuovo summum bonum, cioè il bene supremo, è il successo. (Machiavelli sembra essere non solo il primo pragmatico, ma il primo pragmatico della storia dell’America!)
Machiavelli non si limitò ad abbassare gli standard morali, li abolì. Più che un pragmatico, era un anti-moralista. Credeva che opporsi alla morale fosse l’unico modo per avere successo. Ha insegnato che un principe di successo doveva “imparare a non essere buono” (Il Principe, cap. 15), a infrangere le promesse, a mentire, a imbrogliare e a rubare (cap. 18).
A causa di queste visioni spudorate, alcuni contemporanei di Machiavelli vedevano Il Principe come un libro letteralmente ispirato dal diavolo. Ma gli studiosi moderni vedono la sua origine nella scienza. Difendono Machiavelli affermando che non ha negato la morale, ma ha solo scritto un libro su un altro argomento, su ciò che è piuttosto che su ciò che dovrebbe essere. Addirittura lo elogiano per la sua mancanza di ipocrisia, usando ipocrisia come sinonimo di moralismo.
Questo è proprio il comune caso di fraintendimento dell’ipocrisia come il non mettere in pratica ciò che si predica. In questo senso tutti gli uomini sono ipocriti, a meno che non smettano di predicare. Matthew Arnold ha definito l’ipocrisia come il “tributo che il vizio paga alla virtù”. Machiavelli è stato il primo a rifiutarsi di pagare anche quel tributo. Ha superato l’ipocrisia non elevando la pratica al livello della predicazione, ma abbassando la predicazione al livello della pratica, conformando l’ideale al reale piuttosto che il reale all’ideale.
E predica proprio: “Papi, non predicare!” - come dice il titolo della canzone di Madonna. Riuscite a immaginare Mosè sul Monte Sinai dire “papi, non predicare!” a Dio? O Maria all’angelo? O Cristo nel Getsemani, invece di “Padre, non sia fatta la mia ma la tua volontà”? Se ce la fate, state immaginando l’inferno, perché la nostra speranza nel paradiso dipende da quelle persone che hanno detto a Dio “Papi, predica!”
In realtà, abbiamo definito male la parola “ipocrisia”. L’ipocrisia non è l’incapacità di mettere in pratica ciò che si predica, ma l’incapacità di crederci. L’ipocrisia è propaganda.
Secondo questa definizione, Machiavelli è stato l’inventore dell’ipocrisia, poiché è stato quasi l’inventore della propaganda. È stato il primo filosofo che sperava di usare la propaganda per convertire il mondo intero.
Vedeva la sua vita come una guerra spirituale contro la Chiesa e la sua propaganda. Credeva che ogni religione fosse una propaganda con un’influenza che poteva durare tra i 1.666 e i 3.000 anni. E pensava che il cristianesimo sarebbe finito molto prima del mondo, probabilmente attorno all’anno 1666, distrutto o dalle invasioni barbariche dall’est (l’attuale Russia) o dall’addolcimento e indebolimento dell’Occidente cristiano dall’interno, o da entrambi. I suoi alleati erano tutti cristiani tiepidi che amavano la loro patria terrena più del cielo, Cesare più di Cristo, il successo sociale più della virtù. La sua propaganda era rivolta a loro. Il candore sui suoi fini sarebbe stato irrealizzabile e la confessione del suo ateismo sarebbe stata fatale, quindi è stato molto attento a evitare l'eresia esplicita. Ma ha distrutto il “falso cattolico” per mezzo di un’aggressiva propaganda laicista. (Si potrebbe sostenere, creando forse qualche fastidio, che sia stato il padre dei media moderni.)
Ha scoperto che erano necessari due strumenti per controllare il comportamento umano e di conseguenza la storia umana: la penna e la spada, la propaganda e le armi. Così sia la mente che il corpo potevano essere dominati, e il dominio era il suo obiettivo. Vedeva tutta la vita e la storia umana come determinate da due sole forze: virtù e fortuna. La semplice formula per il successo era la massimizzazione della virtù e la minimizzazione della fortuna. Il Principe si chiude con quest’immagine scioccante: “La fortuna è una donna: ed è necessario, volendola tenere sotto, batterla e urtarla” (cap. 25). In altre parole, il segreto del successo è una specie di stupro.
Per ottenere il controllo, oltre alla propaganda, sono necessarie anche le armi, e Machiavelli è un falco. Credeva che “non è possibile avere buone leggi senza buone armi, e dove ci sono buone armi ci saranno inevitabilmente buone leggi” (cap. 12). In altre parole la giustizia “esce dalla canna di una pistola” per adattare la frase di Mao Tse-tung. Secondo Machiavelli “tutti i profeti armati vinsero e i disarmati andarono in rovina” (cap. 6). Quindi Mosè deve aver usato armi che la Bibbia non ha riportato; Gesù, il supremo profeta disarmato, è andato in rovina: è stato crocifisso e non è risorto. Ma il Suo messaggio ha conquistato il mondo attraverso la propaganda, l'arma intellettuale. Questa era la guerra che Machiavelli intendeva combattere.
Anche il relativismo sociale è emerso dalla filosofia di Machiavelli. Non riconosceva alcuna legge al di sopra di quelle di società diverse e dal momento che queste leggi e società sono nate dalla forza invece che dalla morale, ne consegue che la morale è basata sull’immoralità. Dice più o meno questo: la morale può derivare solo dalla società, dal momento che non c’è nessun Dio e nessuna legge morale naturale universale data da Dio. Ma ogni società ha avuto origine in qualche rivoluzione o violenza. La stessa società romana, e anche il diritto romano, hanno avuto origine dall’omicidio di Remo da parte di suo fratello Romolo. L’intera storia umana inizia con l’omicidio di Abele da parte di Caino. Di conseguenza, il fondamento della legge è l’illegalità. Il fondamento della morale è l’immoralità.
L'argomento è forte solo come la sua prima premessa, che, come tutto il relativismo sociologico, incluso quello che oggi domina le menti degli scrittori e lettori di quasi tutti i manuali di sociologia, è in realtà ateismo implicito.
Machiavelli ha criticato gli ideali cristiani e classici di carità con un argomento simile. Chiedeva: come si ottengono i beni che si regalano? Con la competizione egoistica. Tutti i beni si ottengono a spese altrui: se la mia fetta di torta è più grande, quella degli altri deve essere più piccola. Ne deriva che l’altruismo dipende dall'egoismo.
Questo argomento implica il materialismo, poiché i beni spirituali non diminuiscono se condivisi o regalati, e non tolgono nulla a qualcun altro quando vengono acquisiti. Più soldi ricevo, meno ne hai tu e più ne regalo, meno ne ho. Ma se si condividono amore, fede, amicizia e saggezza, invece di diminuire aumentano. Ma il materialista semplicemente non lo vede, o non se ne cura.
Machiavelli credeva che siamo tutti intrinsecamente egoisti. Per lui non esisteva una coscienza innata o un istinto morale. Quindi l’unico modo per indurre gli uomini a comportarsi moralmente era con la forza, anzi con la forza totalitaria, costringendoli ad agire in modo contrario alla loro natura. Le origini del totalitarismo moderno risalgono anche a Machiavelli.
Se un uomo è intrinsecamente egoista, allora può essere commosso solo dalla paura, e non dall’amore. Machiavelli scrisse “È molto meglio essere temuti che amati... [poiché] l’uomo si preoccupa meno di ferire chi lo fa sentire amato di chi lo spaventa. Il vincolo dell’amore è quello che gli uomini, miserabili creature che sono, rompono quando è a loro vantaggio; ma la paura è rafforzata dal terrore di una punizione che è sempre efficace” (cap. 17).
La cosa più affascinante di questa psicologia brutale è che ha conquistato la mente moderna, anche se solo indebolendo o coprendo i suoi aspetti più oscuri. I successori di Machiavelli hanno attenuato il suo attacco alla morale e alla religione, ma non sono tornati all’idea di un Dio personale o di una morale assoluta e oggettiva come fondamento della società. Il ridimensionamento di Machiavelli è apparso come un ampliamento. Ha solo amputato la storia principale all’edificio della vita; nessun Dio, solo un uomo; nessuna anima, solo corpo; nessuno spirito, solo materia; nessun dovrebbe, solo è. Eppure questo edificio (nonostante la propaganda) appariva come una Torre di Babele, questo confinamento appariva come una liberazione dai “confini” della morale tradizionale, come quando si allenta la cintura di un buco.
Satana non è una favola; è un brillante stratega e psicologo, ed è assolutamente reale. La linea di pensiero di Machiavelli è una delle bugie di maggior successo di Satana fino ad oggi. Ogni volta che siamo tentati, sta usando questa menzogna per far apparire il male buono e desiderabile; per far apparire la sua schiavitù come libertà e “la gloriosa libertà dei figli di Dio” come schiavitù. Il “Padre delle bugie” non ama raccontare piccole menzogne, ma La grande menzogna, per capovolgere la verità. E se la cava bene, ammesso che non facciamo saltare la copertura delle spie del nemico.

Traduzione di Alessia Federici