L'amore vede con occhi nuovi

di Peter Kreeft

C’è una dimensione della verità che la maggior parte di noi ha tragicamente perso e ha bisogno di ritrovare, una dimensione che non può essere espressa con in parole e frasi, sebbene frasi e parole possano suggerirla.

Tutte le società premoderne possedevano questa dimensione, anche quelle che erano molto lontane dal possedere la verità proposizionale, il contenuto della rivelazione cristiana. Questa dimensione è una visione, una prospettiva, una disposizione a vedere, piuttosto che una determinata cosa vista. Senza questa disposizione, la nostra teologia non penetrerà molto più a fondo di un livello conscio e razionale.

Ciò di cui parlo può essere chiamato mito, immaginazione, analogia o sacramentalismo. Tutte e quattro queste parole sono ingannevoli ed ambigue. Piuttosto che provare a definirle, lasciatemi fare qualche esempio. Vi proporrò subito l’esempio cruciale per l’obiettivo che qui ci proponiamo, dato che il nostro argomento è la teologia dell’amore e il modo in cui essa si applica alla nostra vita. Senza questo modo di pensare, una tale applicazione, una tale connessione tra ciò che Dio è e ciò che noi siamo risulta inconsistente e artificiosa.

Poiché Dio è il Creatore, poiché la creazione riflette e rivela il creatore e poiché Dio è amore, tutta la creazione, in qualche modo, riflette e rivela l’amore. Questa è un’argomentazione logica, ma il mio fine qui non è di dedurre la conclusione, ma di vederla, capirla. Se Dio è amore, l’intera creazione deve riflettere l’amore. Eppure, noi siamo normalmente alla ricerca di queste riflessioni. Per esempio, non comprendiamo, se non come antiquata curiosità storica, l’idea che l’amore sessuale non è semplicemente biologico. Abbiamo perso l’idea che l’amore sessuale è la realizzazione umana di un principio universale. Quando alcune lingue chiamano il Sole “lui” e la luna “lei”, non stanno soltanto proiettando la realtà umana all’esterno, nella natura, ma stanno vedendo qualcosa che si trova veramente all’esterno. Un esempio di ciò è il famoso yin e yang cinese. Un altro è la cerimonia nuziale indiana, dove lo sposo dice alla sposa, “Io sono il cielo, tu sei la terra”, e lei risponde, “Io sono la terra, tu sei il cielo”.

Molti lettori troveranno questa affermazione del tutto incomprensibile e forse sospettosamente pagana... Perché un cristiano dovrebbe prendere seriamente il fatto che, per esempio, i pagani popolavano il cielo con déi maschi e la terra con dée femmine? Questo fatto ci appare molto strano.

La verità è che non si tratta di un fatto esclusivamente pagano, non più di quanto ogni cosa universalmente umana lo sia. È anche cristiano. Dante era uno straordinario poeta cristiano, dotato del potere immaginativo dei grandi poeti. Eppure, la celebre ultima riga della Divina Commedia non richiama una fantasia poetica, ma espone un fatto serio e profondo: è infatti “l’amor che move il sole e l’altre stelle”.

Questo è ciò che noi non vediamo più spontaneamente. Quando guardiamo il cielo di notte, non vediamo, come vedevano gli antichi, la gloria di Dio. Bisogna che ci venga ricordata, magari da una citazione memorizzata dalle Scritture. Quando vediamo le stelle non sentiamo “la musica delle sfere”, ma solo silenzio. Quando pensiamo alla forza di gravità, non la pensiamo come il corpo dell’amore, o l’espressione materiale dell’amore, come faceva Dante. Non vediamo l’amore di Dio all’opera nella pura struttura della materia.

Proviamo a fare quest’ultima cosa. Vi siete mai domandati perché c’è la forza di gravità? La scienza spiega che ogni particella di materia attrae ogni altra particella, secondo regole fisse, in proporzione alla massa e alla distanza. Ma la scienza non spiega perché. Perché quel piccolo e curioso elettrone in un atomo di idrogeno comincia ad orbitare ostinatamente attorno al suo nucleo positivo, invece che schizzare via dall’orbita in linea retta? La risposta scientifica è che il suo momento angolare, che tende ad allontanare l’elettrone dal nucleo, è esattamente controbilanciato dalla sua attrazione elettromagnetica per il suo nucleo di carica opposta. Ma perché? Perché è attratto dal nucleo? Perché le cariche positive e negative si attraggono? Non vedete un collegamento reale tra questo e l’amore? Giulietta ama Romeo perché è Romeo; e l’elettrone ama (in modo inconsapevole, naturalmente) il suo protone perché è un protone.

Possiamo vedere lo stesso principio operare in ogni livello: la forza di gravità e l’elettromagnetismo, nel livello inorganico; l’attrazione di una pianta verso il sole, l’acqua, e le sostanze nutritive del terreno, nel livello vegetale; l’istinto, nel livello animale; e l’amore nel livello umano. E nella sfera umana c’è anche una gerarchia che va dal desiderio sessuale (eros) e l’affezione (storge), che dividiamo con gli animali, fino all’amicizia (philia) e la carità (agape), che dividiamo con gli angeli. L’universo è una gerarchia di amore. Tutto questo non è un mito. È una splendida e gloriosa verità. Guardate! Come potete non vederlo? È dappertutto intorno a noi.

Il metodo riduzionista della scienza non riesce a vedere l’amore cosmico. La scienza moderna richiede l’uso della più semplice spiegazione possibile. Questo è il principio chiamato “Rasoio di Occam”. La mente moderna tende a ridurre il grande nel piccolo, invece che veder il piccolo come riflesso del grande. Considera l’amore umano unicamente come un complesso istinto animale, o addirittura come una complessa attrazione elettrochimica, invece di considerare queste attrazioni sub-umane come amore su un livello inferiore. Il pensiero premoderno vedeva la lussuria come amore confuso. Il pensiero moderno vede l’amore come una lussuria razionalizzata. Questo è riduzionismo.

Il cristianesimo è anti-riduzionista. I cristiani non possono vivere di riduzionismo, poiché sanno che Dio è la prima cosa. Sanno che l’universo rassomiglia a Dio, non viceversa, che Dio ha fatto l’uomo a sua immagine, non viceversa. Sanno che il meglio viene per primo, non per ultimo. Sanno che l’amore animale è successivo ed è imitatore del perfetto, eterno amore divino, non viceversa. L’evoluzione non potrà mai essere la spiegazione ultima per un cristiano. Né per un buon filosofo: come può il più venire dal meno? Questo viola l’elementare Principio di causalità.

Un esempio del moderno riduzionismo sul pensiero cristiano è questo: ci sono due relazioni tra il Creatore e la creatura. Ma i cristiani moderni ne ricordano di solito solo una di queste. Primo, Dio ama ogni cosa. Secondo, ogni cosa ama Dio. La seconda è vera quanto la prima. Le ghiande crescono sulle querce perché sono innamorate di Dio. Ovvero, esse cercano inconsciamente la propria perfezione, partecipando così, di riflesso, alla perfezione di Dio. Una quercia è più perfetta, più simile a Dio di una ghianda. Una ghianda non è soddisfatta di essere una ghianda, perché vuole (in modo inconsapevole, naturalmente) essere più simile a Dio. Dio è il magnete che attira a sé tutta la polvere metallica che sono le creature. Per questo tutto si muove. Ogni cosa sta cercando la propria perfezione, che è un riflesso della perfezione di Dio. Ogni cosa si muove a causa dell’amore di Dio.

Si può fare il punto con i termini sobri e pieni di buonsenso della filosofia di Aristotele. Qualsiasi completa spiegazione di qualsiasi cosa o evento, dice Aristotele, deve includere quattro fattori, o “cause”.

  • La “causa materiale”, che dice di cosa è fatto un oggetto. Per esempio, diciamo che la casa è fatta di legno o che un sonetto è composto di quattordici versi in pentametro giambico o che Aristotele è fatto di carne e ossa.
  • La “causa formale”, che dice qual è l’idea presente nell’oggetto, qual è la sua forma, la sua essenza, la sua natura o la sua definizione. Questa casa è una casa privata o un albergo. Questo sonetto è in rima. Aristotele è un animale razionale.
  • La “causa efficiente” che dice da cosa è stato causato l’oggetto. La casa è stata fatta dal falegname. Il sonetto è stato scritto da Shakespeare. Aristotele è il frutto dell’unione sessuale dei suoi genitori.
  • La “causa finale”, che dice per cosa è stato fatto l’oggetto, il suo scopo, la sua meta, il suo bene o il suo fine. La casa serve a proteggere una famiglia e i suoi beni. Il sonetto serve a dichiarare l’amore del poeta per la sua amata. E Aristotele, come ogni uomo, esiste per cercare e raggiungere la felicità attraverso la conoscenza della verità e del bene.

Di queste quattro cause la quarta è la più importante, perché è la ragione per tutte le altre; è la “causa delle cause”. I falegnami costruiscono le case solo perché le famiglie cercano consciamente un riparo. Le ghiande crescono solo perché cercano inconsciamente il loro fine naturale, diventare querce.

Ora, Dio è non solo la causa efficiente dell’universo, la sua prima origine. È anche l’ultima causa finale dell’universo, il suo ultimo fine. “Io sono l’Alpha e l’Omega” (Rv 1,8). L’inizio e la fine, Gesù l’ha detto. Quindi tutto nell’universo esiste, vive, si muove e ha il suo essere, non solo da Dio, ma anche verso Dio. La grande frase di Agostino è vera per tutte e le cose, sia in natura che negli uomini: “Tu ci hai fatti per Te stesso, e dunque i nostri cuori saranno senza riposo finché non riposeranno in Te”.

L’intero universo è un grande sistema circolatorio. Il sangue dell’esistenza è pompato dal cuore divino attraverso le arterie della nuova creazione (causa efficiente), e ritorna attraverso le vene dell’amore (causa finale).

Ogni cosa ama Dio in questo modo. Non solo Dio ha amato ogni cosa fino a portarla all’esistenza tramite la creazione, ma la ama anche fino a portarla alla perfezione, rendendola l’amata universale. Non solo Dio ama ogni cosa, ma ogni cosa ama Dio. Solo l’uomo può andare contro a questo principio naturale, scegliendo liberamente il male. Tutte le cose amano Dio, ma non tutti amano Dio.

Dite che tutto questo è solo analogia? Vero: ghiande, elettroni, gatti, uomini e angeli non amano Dio allo stesso modo. Ma neanche Dio ama ghiande, elettroni, gatti, uomini e angeli allo stesso modo. Questo è il motivo per cui sono differenti: perché Dio ha amato queste differenze fino a portarle all’esistenza. Se quest’ultima analogia ci convince, perché non la prima? In entrambi i casi abbiamo una reale somiglianza, una reale analogia, non un’uguaglianza, né una differenza, ma una reale affinità.

Di conseguenza la teologia dell’amore ci offre una visione del mondo completamente nuova. La teologia, apparentemente astratta e teoretica, della vita intima della Trinità come vita d’amore, rivela avere le conseguenze più rivoluzionarie e radicali sulla nostra visione dell’universo e sulla nostra vita di tutti i giorni. Ci riporta indietro al dimenticato mondo dei miti. Ci precipita in un mondo che davvero canta le lodi del suo creatore. Fa dichiarare ai cieli la gloria di Dio. Non è solamente un intelligente artificio poetico. Ci libera dalle piccole, squallide e fetide prigioni di un universo che l’Illuminismo pensava di averci dato: un universo in cui l’amore, la bellezza, la lode e il valore sono puramente delle immagini soggettive inventate dalla mente umana, nella quale le uniche cose oggettivamente reali sono ciechi frammenti di energia che si muovono urtandosi a caso l’un l’altro.

Questa teologia rinforza il nostro istinto. Il nostro istinto più profondo è di vedere l’amore come la massima saggezza e unico significato della vita. La teologia dell’amore divino, che radica questo istinto nella natura della realtà finale stessa, ci dice che i nostri valori più profondi seguono tutti la strada verso l’assoluto. Estende inoltre a tutta la creazione questa saggezza istintiva, che vede l’amore come il significato ultimo delle cose.
Le braccia di Cristo sulla croce raggiungono in alto l’Assoluto e in basso le profondità del cuore umano e l’intero universo dagli atomi agli arcangeli. Quando Gesù stese le sue braccia sulla croce, voleva dire, infatti: “Vedi? Ecco quanto ti amo”.



Tratto da The God Who Loves You